Il 1848 è un anno di grandi tensioni e sconvolgimenti in tutta Europa. Liberali, repubblicani e socialisti insorgono nel nome di una stessa causa: la cittadinanza. Questa forma di protesta si concretizza poi in differenti rivendicazioni. C’era chi avanzava rivendicazioni di tipo politico istituzionale, chiedendo riforme costituzionali, una differente forma di governo ed il suffragio universale, chi altri, invece, avanzava rivendicazioni di tipo nazionale, protestando per ottenere l’indipendenza dal dominio straniero, gli ultimi infine rivendicazioni di tipo sociale, i gruppi più radicali e socialisti protestavano per le forti diseguaglianze sociali tra la classe borghese imprenditoriale e la parte più povera della popolazione.
Dialogo della Natura e di un islandese
Il “dialogo della natura e di un islandese” è una delle espressioni più compiute del pessimismo leopardiano. In questa fase dell’evoluzione sul pensiero la natura assume una connotazione negativa e viceversa la ragione una positiva. La natura è la vera unica responsabile dell’infelicità dell’uomo. Questa mette al mondo gli uomini ed da loro il bisogno di essere felici. Per tutta la vita agli uomini inseguiranno questo desiderio senza mai poterla raggiungere perché irrealizzabile.
Nel testo Leopardi scrive di un dialogo immaginario tra islandese e la natura. L’islandese è l’emblema dell’uomo tipo. Perché proprio islandese? Leopardi sceglie l’islandese per le sue origini remote e in quanto abitante di un paese inospitale, dove si fa più sentire la forza della natura. La natura è descritta, invece, da Leopardi sotto le vesti di una donna dalle sembianze bellissime e allo stesso tempo terribili, terrificanti.
La Restaurazione
Il romanticismo
Giacomo Leopardi
La vita
Leopardi nasce a Recanati nel 1798. La data di nascita lo colloca sul finire del Neoclassicismo, agli esordi del Romanticismo. L’infanzia di Leopardi è segnata dal dolore per l’assenza dei genitori e dall’esclusione tra i coetanei del paese.
L’unica sua consolazione sono i libri. Lo studio “matto e disperatissimo” per sette anni nella biblioteca del padre alleviava il lui le sofferenze della vita di tutti i giorni. Studia da solo il greco, il latino, l’ebraico, supportato dal fratello Carlo e da Giordani.
La vita a Recanati, un piccolo paesino sotto lo Stato della Chiesa, e la difficile condizione familiare lo portano a trasferirsi a Roma. La capitale è per Leopardi una forte delusione per l’arretratezza culturale della città e per i malcostumi del tempo. Si trasferisce poi a Milano, Bologna, Firenze e Pisa. Entra in contatto con altri intellettuali del tempo pur non condividendo le loro idee.
La figura della madre
Leopardi nello zibaldone descrive la figura della madre come quella di una donna dedita massimamente alla religione. Con la figura di Adelaide Antici Leopardi mette in luce come i valori del cattolicesimo se portati all’eccesso producano comportamenti crudeli. Leopardi ci racconta come la madre gioisse per la morte prematura dei bambini, sottratti così ai pericoli della vita e per i genitori all’incomodo di mantenerli.
Scrive come ancora la madre assistesse i più poveri, gioendo nel profondo del suo cuore per la loro morte. Come la madre non solo non aiutasse i figli nascondere i propri difetti, ma anzi li rimettesse in risalto. Adelaide Antici non si preoccupava dell’età in cui le persone morivano, si informava piuttosto se la morte era avvenuta secondo religione.